RECENSIONI - Alessandro Nardone

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Tra solitudine e incanto
Massimo Pasqualone
 
È composta di una molteplice sintassi emotiva la ricerca artistica ed esistenziale di Alessandro Nardone, che da un lato assorbe il male di vivere che si insidia nelle individualità e persino nella storia delle storie, dall'altro diviene tensione che l'artista di Cassino vive come pendolo tra il dolore che alligna nella storia e la sofferenza che pare divenire metafisica delle cose, nelle cose, per le cose in talune sue ultime opere.
Già, la storia: Nardone la predilige, ne introietta le pulsioni pi recondite, gli attimi che solo il grande artista sa dire sul costrutto poetico che è l'opera d'arte, dettato quanto mai tragico di un entronauta che non perde mai il gusto della ricerca e la possibilità dell'esistenza. Nardone vive questa consapevolezza: l'esistenza è metafora a volte oscura della solitudine, a volte imprescindibile, che ha come unica via di fuga la bellezza, tra tormento ed incanto, meraviglia ed ottica visionaria.

Uno sguardo complessivo alla sua produzione, un'attenzione precipua alla sua indagine zetetica portar il lettore di questo percorso ad immedesimarsi nei vicoli più reconditi di un'anima che mai si frantuma, se non di fronte al mistero della vita, del mondo e della storia. È, dunque, quella del nostro artista, una ricerca nelle pieghe più intime della storia, ma direi finanche della psiche, una sorta di anima mundi nella quale l'introspezione diviene ricerca del sé più profondo di un io che è sempre dialettica con il tu, che è vita, che l'arte aspira a chiarire a sé ed agli altri in linea con un noto pensiero di Mark Twain :" Tra venti anni non sarete delusi dalle cose che avete fatto...ma da quelle che non avete fatto. Levate dunque l'ancora, abbandonate i porti sicuri, catturate il vento nelle vostre vele. Esplorate. Sognate. Scoprite. " Oppure sulla scia di Aruki Murakami, " Ogni giorno della vita è unico, ma abbiamo bisogno che ci tocchi per ricordarcelo. Non importa se otteniamo dei risultati o meno, se facciamo bella figura o no, in fin dei conti l'essenziale, per la maggior parte di noi, è qualcosa che non si vede, ma si percepisce nel cuore."  Il cuore dell'artista vive questa consapevolezza che sovente si fa responsabilità, responsabilità di trasmettere emozioni, di sviscerare verità, di attingere al serbatoio dei ricordi per vivere il presente. 

"Ogni essere umano, ci ricorda Paulo Cohelo, nel corso della propria esistenza, può adottare due atteggiamenti: costruire o piantare. I costruttori possono passare anni impegnati nel loro compito, ma presto o tardi concludono quello che stavano facendo. Allora si fermano, e restano lì, limitati dalle loro stesse pareti. Quando la costruzione è finita, la vita prende significato. Quelli che piantano soffrono con le tempeste e le stagioni, raramente riposano. Ma, al contrario di un edificio il giardino non cessa mai di crescere, esso richiede l'attenzione del giardiniere, ma, nello stesso tempo, gli permette di vivere come una grande avventura. " L'avventura di Alessandro Nardone per questo si fa itinerante sulle vie della bellezza e della comprensione ermeneutica. 
 
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