SACRO - Alessandro Nardone

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< SACRO >
Sine sanguinis effusione non fit remissio peccatorum

"E’ per Nardone la vittoria del bene sul male, il trionfo della vita (l’immagine) sulla temporalità della morte, ma anche la resurrezione quale contrappunto alla caduta (il volo verso gli inferi degli angeli ribelli l’alchimia del colore ridotto a materia esistenziale). Attraverso sedici opere il giovane artista ripercorre il racconto della “Fede”, prelevando delle pieghe del quotidiano, gli affanni e le ansie che ritmano il presente."

Massimo Bignardi


"La leggenda tramanda quello che non può essere trasmesso come puro riporto di cronaca orale. eppure quando vola di bocca in bocca raramente genera falsi, anzi esalta i punti pi nascosti ed inarrivabili di quell'evento. Così è per la Via Crucis, dove Alessandro sembra non osare ancora visitare le croci del presente, della sotria e della cronaca attuale. 
In realtà in quelle sedici tavole, i suoi fili d'erba e i suoi impasti di materiali, come a scandagliare la materia, diventano segni di storie di adolescenti sbattute sugli intonaci scrostati delle periferie urbane. segni e sogni: segni di rassegnazione e rinuncia e, subito dopo, sogni di forte potere attrattivo, nonostante la realtà ancora enigmantica per le incertezze diffuse del quotidiano. È una Via Crucis che fa visita al dolore, senza soccombenre e senza morirne. Al punto che le spine sul capo di Cristo diventano aghi per una vaccinazione contro il male, prima che le spine, già si dispongano a trasmutare in spighe.
Per un attimo, l'artista si sente qui in difficoltà, incertose far trapelare un grido di rabbia per le ingiustizie, le quali sono sempre tentativi di voler coprire le piccolezze intenre incoffessabili, o se pronunciare un lamento di compassione.
Seglie la misericordia, che rende misero e triste il cuoreper le miserie altrui, e poi induce ad una azione di soccorso per gli altri.
Con tenerezza, un sentimento che ti fa provare come il ferire una persona significhi fare male a te stesso. E con attenzione verso l'altro, che è la forma pi pura di generosità. Nel tentativo avviato da Cristo, ri rendere l'anima del proprio corpo capace di accogliere le anime del mondo."
Fausto Russo

 
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